Villa N

New development of 5 bedroom family villa – Liguria, Italy
The villa plays with the cultural landscape of the Ligurian terraces becoming part of it. The house is composed of two half subterranean volumes arranged on a single floor, following the morphology of the ground. The green roof contributes to the harmonic insertion into the landscape and minimizes the visual impact of the building.

RESIDENTIAL AND COMMERCIAL COMPLEX

Il complesso residenziale sorge alle porte del comune di Azzate ed è composto da due corpi in linea su due livelli, raccordati da un basamento continuo che ospita i parcheggi e, nella parte centrale, alcune attività commerciali. La differente inclinazione dei due volumi è determinata dall’insolazione e dalla possibilità di inquadrare il paesaggio collinare circostante. Sul piano compositivo si è scelta un’interpretazione di temi tradizionali come quello del tetto a doppia falda coniugati a segni moderni come il sistema irregolare delle bucature. I materiali sono: intonaco per le superfici murarie, le lamelle in legno per il basamento, per gli sfondati delle logge e per le ante scorrevoli delle finestre e la lamiera di zinco-titanio per le coperture. Internamente gli alloggi sono progettati secondo diverse tipologie abitative con un ampia differenziazione di tagli e dimensioni. Il progetto si completa con la definizione degli spazi pubblici prospicienti la strada con il disegno dei percorsi e delle aree di sosta, di una fontana lineare che segue l’andamento curvo della via e riprende l’idea delle acque sorgive. E’ prevista, inoltre, la creazione di una pista ciclabile comunale, di un capolinea per gli autobus e la valorizzazione di una sorgente d’acqua esistente.
Progetto – Park Associati (Filippo Pagliani, Michele Rossi)
Design Team – Paolo Uboldi_Project Leader, Danilo Annoscia, Andrea Dalpasso, Marco Neri, Marinella Ferrari, Pietro Pezzani, Fabio Calciati_Rendering
Structural Engineering – Studio De Amici, Varese
Site Supervision – Michele Tunici

IKON RESIDENCE

Il complesso edilizio IKON RESIDENCE, situato in Budrio, località emiliana in provincia di Bologna,è un edificio che con una pianta a doppia “C” si sviluppa in maniera simmetrica intorno ad una corte comune nella quale vi si accede da un androne sul fronte Sud-Ovest. La corte collega il parcheggio privato antistante l’edificio al corpo scala, che conduce alle diverse cellule abitative. Il progetto è caratterizzato da un elemento scultoreo posizionato al centro della corte, l’albero d’acciao, un oggetto che partendo da terra con elementi tubolari che intrecciandosi rievocano un tronco arriva all’ultimo piano allargandosi con i rami e diventando copertura.La struttura ha una superficie coperta di circa 810 mq, la superficie utile di 613 mq e la superficie accessoria (SA) è di mq 327. L’Albero, che è visibile da tutti i ballatoi che si affacciano sullo spazio comune, funge anche da schermatura visiva al vano ascensore interposto tra esso e il vano scale. L’altro aspetto architettonico che dona unicità al complesso è il dialogo tra i vari materiali impiegati nelle finiture esterne: mattoni, infissi in alluminio e rivestimento ceramico esterno che rievoca l’acciaio cortén. Questi materiali generano un contrasto cromatico con il bianco dell’intonaco, delle balaustre e dell’albero, invece realizzati in acciaio, e della copertura dello stesso albero realizzata con un telo sintetico idrorepellente. Oltre a risaltare i volumi e le forme dell’edificio queste cromie si contrappongono alle vetrate degli infissi generando un elegante gioco materico. Tutti questi aspetti sono stati pensati e progettati per far si che l’intero oggetto architettonico si sposasse con il contesto costruito e con il paesaggio circostante. L’intero progetto architettonico è stato curato dell’ Arch. Tutolo Angelo, con la collaborazione dell’ing. Tutolo Nicola, il quale ha svolto anche la mansione di Direttore dei Lavori durante la fase di costruzione dell’ edificio. La progettazione dell’albero nella corte comune è stata curati dallo studio Rocco Valentini Architecture, con la collaborazione dell’Ing. Giuliano Peverati e dell’Arch. Serena Sciotti.

Città della Scienza – Roma

Presentato al concorso internazionale “Progetto Flaminio“, la proposta di piano generale per la nuova ‘Città della Scienza’ trasforma la zona industriale romana in un ecosistema urbano autosufficiente.
Il progetto è ispirato alla Land Art, componendosi quale nuova eco-architettura: facciate coperte di piante commestibili, tetti e balconi verdi, frutteti e orti, diventano nuovi motivi di una città verde.
Questo sito di Roma è, infatti, cruciale nel processo di riqualificazione dell’area urbana centrata sull’asse di via Guido Reni, che collega il Maxxi e l’Auditorium nel nord della città.
Qui, la proposta di progetto unisce il ricordo del tessuto urbano originale del quartiere, con stili di vita eco-responsabili e innovativi. Essa si traduce in una nuova organizzazione dell’area, con una forte impronta ecologica che rigenera il passato industriale del contesto e articola le caratteristiche dell’architettura. Per la progettazione sono stati tenuti in considerazione sei principi fondamentali. Innanzitutto, la correlazione con il contesto: attraversando l’area, una griglia di spazi pubblici permeabili innesta tutti i percorsi da piazza Melozzo da Forlì, a piazza Mancini; dalla Via Flaminia, alla piazza del Maxxi.

L’articolazione di vari spazi pubblici e tipi edilizi, poi, nonostante la varietà, forma una struttura unitaria che caratterizza fortemente il progetto, l’intero sito è pedonale e parcheggi sotterranei sono situati sistematicamente ai margini della zona.

Vengono quindi ideati spazi urbani flessibili e multi-funzionali: tutte le esigenze degli eventi e mostre per la ‘Città della Scienza’ sono pensati in modo da non disturbare la privacy e l’intimità che deve caratterizzare gli spazi residenziali.
Il paesaggio urbano è composto e riempito di alberi: la piantagione intensiva è stata progettata non solo per la bellezza intrinseca degli alberi, ma anche per gli effetti ambientali positivi. Tutti i tetti e balconi di ogni nuova costruzione diventano frutteti comunitari e/o giardini alimentari – aromatici per realizzare livelli fiorenti e fertili.
Gli impianti urbani ed edifici sono inoltre caratterizzati dalla bio-sostenibilità funzionale, grazie al recupero delle acque piovane per l’irrigazione delle aree verdi; la produzione di elettricità dal fotovoltaico; la produzione di acqua calda sanitaria da tubi solari; il riciclaggio dei rifiuti solidi urbani sul posto con impianti di biomassa; il basso consumo energetico degli interi edifici.

Infine, fondamentale è la mescolanza sociale nelle unità abitative: il piano propone una vasta scelta di appartamenti sociali in diverse tipologie di residenze, tenendo conto della diversificazione prevista dalla domanda di abitazioni.

patio sul mare

A Porto Cesareo, a 30 mt dal battigia, in una zona ad altissimo impatto ambientale, nella baia di Torre Chianca, è stato recuperato uno dei tanti edifici per lo più abusivi, che devastano la costa salentina. L’edificio si presentava come un parallelepipedo di scarso valore costruttivo, realizzato sul finire degli anni ’60, con numerose aggiunte e superfetazioni abusive stratificate nel tempo. Adagiato in contropendenza sulla duna costiera, sviluppava due piani fuori terra in corrispondenza della spiaggia mentre nella parte retrostante, a seguito dello sbancamento dunale era stato ricavato un piano ribassato. La scarsa accortezza costruttiva e l’uso di materiali scadenti utilizzati non garantivano, all’interno, condizioni di salubrità, oltre che di staticità. Una nuova committenza “illuminata”, propensa ad investire nel Salento, diventa occasione per lo studio d’architettura del gruppoforesta di trasformare l’abuso costruito sulla duna di Porto Cesareo, in un edificio sostenibile, classe energetica “A” in conformità alla legge13/08 “Norme per l’abitare sostenibile” e nel rispetto del Protocollo Itaca. L’intervento è volto a migliorare l’involucro edilizio ed il suo rapporto con l’ambiente circostante, tramite scelte architettoniche e tecniche in linea con l’abitare sostenibile e la qualità delle opere di architettura. La ricerca parte dal genius loci. Il Salento, “una terra arditamente prolungata nel mare mediterraneo”, caratterizzata da una forte esposizione al sole, da un clima temperato con una temperatura media annua che oscilla intorno ai 16-20 C°. Questa condizione climatica diventa il punto di partenza del progetto, scandisce le scelte, determina il risultato finale. Nel bacino del mediterraneo è facile intuire che la luce, il vento e il sole diventano materiali da costruzioni al pari del mattone o della pietra. La particolarità del recupero del manufatto consiste non tanto nella “sostenibilità tecnologica” dell’edificio stesso – qualità oramai accessibile e necessaria – quanto nella capacità dei progettisti di coniugare qualità architettonica, prestazioni energetiche e soprattutto il genius loci. Il recupero non nostalgico delle tradizionali “buone pratiche” del costruire del territorio, come per esempio l’orientamento rispetto ai venti e al sole, l’uso dei materiali con forte inerzia termica, ha permesso di raggiungere il traguardo della sostenibilità senza ricorrere a soluzioni tecnologiche ed impiantistiche esasperate. Il manufatto rispetta le prescrizioni normative, attraverso l’interpretazione del luogo e della storia, facendo dialogare la qualità architettonica e le prestazioni energetiche dell’edificio, mediante soluzioni costruttive tradizionali e l’uso di tecnologia sempre “a servizio” dell’architettura e non come condizione necessaria al raggiungimento della qualità dell’abitare. L’intervento è stato in primis quello di demolire, autodenunciandosi, gli abusi e riportare l’edificio al suo stato iniziale. Successivamente, a causa di fenomeni di rotazione presenti sul manufatto, si è ritenuto necessario un intervento di consolidamento statico attraverso la realizzazione di un sistema a telaio in c.a. che inquadra il terrazzo fronte mare. Per garantire salubrità attraverso un irraggiamento diretto, è stata sventrata la parte centrale per creare una piccola corte su cui ruota la nuova distribuzione interna. Il colore dei prospetti riprende la tonalità della sabbia antistante e i parapetti in vetro eliminano qualsiasi barriera visiva. L’area a verde è piantumata con essenze arboree autoctone. Nonostante il punteggio raggiunto (3,12) i progettisti, e di conseguenza la committenza, hanno ritenuto opportuno non utilizzare la premialità di cubatura nel rispetto del contesto ambientale e della torre saracena che segna l’intera baia. Tutto questo per non incidere in maniera negativa su un territorio già consumato, avvilito e depredato e si è continuato l’iter del Protocollo Itaca per dare al progetto e all’edificio un’attestazione della qualità ottenuta; d’altronde non sarebbe stato possibile usufruire, data l’ubicazione dell’immobile, della premialità, tantomeno degli incentivi da parte del Comune (ovviamente assenti). Quando ci si interfaccia con la natura, il valore di proprietà viene sempre meno rispetto all’interesse della collettività e alla tutela dell’ambiente.
Committente privato
Ubicazione Porto Cesareo, Lecce
Fotografia archivio gruppoforesta | studio di architettura
Riconoscimenti 2015: Green Building Solutions Awards 2015, National Winner

e_Exterior house

The basic concept is of a house within a house, similar to a Russian doll. The approach generates three types of spaces, the interior, the exterior and an intermediary space. The intermediary space can be used as a garden or terrace and acts in a similar way to a greenhouse or double-glazing. It allows the occupants to lengthen the time for outdoor living in spite of the harsh climate. All windows in the internal space open on to the intermediary space, which in turn has windows to the exterior. The typical section is a self-supporting steel structure. The same section acts as a thermal conductor, absorbing the heat from the mass of the house and redistributing it to maintain comfortable temperatures in winter and transferring the heat in the summertime to the outside. The house is open toward the south to take advantage of passive solar gains, while the north buffers the cold with a closed insulated steel tile surface. The outer structure is open to definition by the owner, who is able to choose the use of colours and patterns to personalize the home. The steel sections can be added or subtracted to create additional home variations.
Località – Location: Cherepotevs – Russia
Committente – Client: Living Steel – International Iron and Steel Institute
Fase – Phase: International competition | Shortlisted
Superficie – Area: 120/150 sqm
Anno – Year: 2008
Design team: Modostudio in partnership with Atenastudio
Consulenti – Consultants: structural engineer; Labores studio_eng (R.Romano, M.G.Santini, A.Galli) sustainable systems; Cenergia (Ole Balslev-Olesen, Ove Mørck)

Elisabeth and Helmut Uhl Foundation

The project of the Elisabeth and Helmut Uhl foundation has been realized thanks to a restricted international architectural competition held in 2009, which saw the participation of fifteen architectural teams from Italy, Switzerland, Austria and Germany. The jury was composed by prof. arch. Thomas Herzog, prof. Andrea Vidotto, prof. Vittorio Magnano Lampugnani and prof. arch. Hermann Kaufmann. The aim of the competition was to design a building able to host the activities of the homonymous cultural and research foundation. The building is located in the municipality of Laives, near Bolzano, on a slope of a mountain enjoying a spectacular panoramic view and an amazing surrounding landscape. The project sought to preserve the surrounding environment: the buildings insist on the same footprint of the previous buildings, now demolished. The building foundation consists of a series of architectural volumes: a transparent glass and steel volume hosts research activities, a wood cladding volume is used as a leisure and dining hall, while the lower architectural body, on which these volumes are placed, hosts support areas for the activities of the foundation and a wine cellar. The project aims to express the tension generated by the orographic characteristics of the site and the specific functions of the building foundation: a tension generated by the visual connections between the interior spaces and the external environment. The building expresses the relation between the traditions of the place and the technological innovation, between the space for working and the space for living. The buildings are designed to protect guests from the particular climatic conditions, but at the same time to let them enjoy the benefits created by the surrounding environment and the wonderful views. Part of the construction materials were recovered from the demolition of existing buildings. The construction materials follow local traditions, such as hand-cut larch shingles, the exterior plaster and the porphyry stones which remind to the traditional local buildings. The construction materials become elements of dialogue with the history and the culture of the region. Innovative technology solutions are adopted; the structure of the lower part of the building foundation is made of structural panels with Thoma wood technology while the upper volume hosts a sophisticated opening window system. The building is classified in Casaclima A with the distinction of having no controlled indoor ventilation, replaced by the possibility of using the hot air generated in the glass volume, acting as a buffer zone. A large tank of 20,000 liters, thermally insulated, is able, supported by a solar heating system and a biomass boiler, to satisfy the radiant heating floor through the complex.
Località – Location: Laives – Italy
Committente – Client: Elisabeth and Helmut Uhl foundation
Fase – Phase: restricted architectural competition | winning project – Progettazione preliminare, definitiva, dettagli guida, direzione artistica – Preliminary and final design, tender drawings, site supervision | realized
Superficie Lorda – GFA Area: 1.450 sqm
Anno – Year: 2009-2014
Team: Design team: Modostudio (Fabio Cibinel, Roberto Laurenti, Giorgio Martocchia)
Consulenti – Consultants: structural engineer: Ing. Gilberto Sarti; mechanical engineer and Klimahaus consultant: p.i. Thomas Dissertori, Arch. Alberto Micheletti
Site manager; Arch. Marco De Fonzo
Impresa – Contractor: Kargruber-Stoll GmbH
Wooden structure and wooden floor: Thoma Holz GmbH
Special automations: Meccatronica D.B.D. srl
Photographs: © Laura Egger

Intecs spa headquarters

Il progetto si trova in una importante e ben collegata area produttiva finalizzata alla ricerca avanzata situata nella parte est della citta. L’edificio ha un volume chiaro, estremamente compatto ma con un interessante rapporto con il contesto in cui si trova. Grazie alla particolare facciata, costituita da un’alternanza di pannelli in acciaio riflettente e pannelli di vetro, l’edificio sembra smaterializzarsi, mimetizzandosi con l’ambiente circostante. I pannelli di acciaio riflettente sono inoltre caratterizzati da differenti profondità in funzione delle loro posizione, garantendo effettivi visivi sempre diversi a seconda del lato dal quale viene goduto l’edificio, che in questo modo acquista forte dinamicità. L’edificio risulta composto da una serie di piani connessi tra di loro con continuità tramite dei collegamenti che si rileggono in facciata, diventando scale, terrazze o piani inclinati ospitanti sale conferenze o auditorium all’aperto, fornendo un layout funzionale estremamente vario e flessibile. Sia l’involucro dell’edificio che i suoi impianti, affidati alla domotica, sono estremamente performanti, garantendo la classe energetica A nella certificazione Casaclima all’intervento.
Località – Location: Roma – Italy
Committente – Client: Intecs spa
Fase – Phase: invited architectural competition | first prize – Progettazione preliminare, definitiva, esecutiva, direzione artistica – Preliminary and final design, tender drawings, site supervision | completed
Superficie – Area: 3.500 sqm
Anno – Year: 2010-2014
Team: Design team: Modostudio (Fabio Cibinel, Roberto Laurenti, Giorgio Martocchia) with Arch. Sofia Cattinari
Consulenti – Consultants: structural engineer: Ing. Gilberto Sarti; mechanical engineer and Klimahaus consultant: Ing. Michele De Beni; fire consultant: Ing. Fernando Orlandi
Impresa – Contractor: Cogei Costruzioni S.p.a., Cami costruzioni s.r.l.
Photographs: © Julien Lanoo, © Solange Souza

Architrend Office

Design team: Architrend Architecture
Location: Ragusa
Client: Private
Photo: Umberto Agnello
Made of reinforced concrete and covered in glass, this building is a strong character tends to get minimal,
with the least formal means, the ultimate functional outcome.

Realizzato in cemento armato e rivestito in vetro, questo edificio dal forte carattere minimalista tende ad ottenere,
con il minimo dei mezzi formali, il massimo del risultato funzionale.